CERCO SUBACQUEI
20062 Cassano d'Adda (Mi) info@imascubadiver.com
   
by Kitiara
il 19/05/2014
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Sabato 14 dicembre 2013.

L’autobus è comodo. Il riscaldamento acceso ci avvolge tutti in un torpore da gita delle superiori del tipo “si parte presto per Barcellona”.  Tutti sono comunque contenti, rilassati. E’ presto, prestissimo. Si chiacchiera, si pensa già al caffè in autogrill. Dai sedili posteriori la musica riprodotta da uno smartphone mi ricorda tanto il brusio di canzoni ascoltate con le cuffie del walkman negli anni novanta. Sarà che là in fondo  Alex sta ascoltando i Queen; Innuendo per l’esattezza, anno 1991.

E’ presto. Prestissimo. Dopo pochi minuti dalla partenza qualcuno già ha ripreso il sonno notturno, abbandonato troppo precocemente per questa avventura di fine anno. Avventura che mi porterà ad avere, se tutto va bene, se tutto va bene, se tutto va bene, il mio brevetto Open Water.

Imboccata l’autostrada il bus acquista la sua andatura regolare, con il rumore soffuso del motore, fuori è ancora buio. In pochissimo tempo, quasi tutti i sub senior tornano ad appisolarsi. L’unico suono definito è il ticchettio della freccia inserita dall’autista al variare della corsia di marcia. Guida bene questo signore; è prudente. Mette sempre  la freccia.

E io invece? Dove sto andando? “Sono grande, ormai”, mi dico. E se la mia compagna di corso a quattordici anni mi incoraggia, e se tutti mi chiedono in continuazione se va tutto bene, e se qualcuno mi passa barrette di cioccolato energetico o spicchi di mandarino già sbucciato, se il mio compagno mi guarda sorridendo cercando conferma che non sia poi così agitata come racconto, ecco, forse lo sanno davvero tutti che io ho una paura bestiale.

Il viaggio scorre così. Al sorgere del sole e all’avvicinarsi della destinazione di arrivo, gli animi cominciano a vivacizzarsi. Sosta all’autogrill, la giornata sembra davvero bella. Non fa poi così freddo, per essere metà dicembre.

I racconti e le considerazioni cominciano ad alternarsi in modo ridondante, ma allo stesso tempo divertente: tutti ipotizzano i gradi esterni, fanno previsioni sulla temperatura dell’acqua. “Bisogna vedere come è il mare eh… speriamo sia calmo” la voce inconfondibile di Mimmo.

“Dovrebbe essere calmo.. signori, il meteo dava 30 centimetri” dal fondo del bus. “E ma … quei siti lì non valgono niente.. il mare può cambiare da un momento all’altro” Luigi, il mio istruttore, dal lato destro verso metà pullman. Per fortuna, penso. Lui è così prudente e rassicurante. Se sarà pericoloso non ci farà uscire in mare. “E ma … è capitato eh .. è capitato che il meteo diceva mosso e il mare alla fine era mosso..” Io ascolto l’alternanza di ipotesi. Manca poco … immagino le possibili conseguenze di un mare forza nove … strizzo gli occhi, non ci voglio pensare.. perché “mare forza nove” io l’ho sentito solo nei film!  C’è sempre un momento quando si viaggia verso la liguria, in cui, nonostante ore e ore di tragitto, del mare neanche l’ombra. Tu lo sai che sta dietro la montagna, lo sai che sei in mezzo alle gallerie e quindi sto mare non lo puoi vedere. Ma arriva un momento in cui un po’ ci si scoccia. Si attende, si attende la fatidica curva attraversata la quale compare lui. E noi qui sul bus ci siamo quasi. Qualche sub senior è in piedi, qualcuno ha il volto fisso verso il finestrino, qualcuno guarda la vegetazione che costeggia l’autostrada per  capire se c’è vento. E poi, girata la curva.. Eccolo. Santo cielo, che bello. Grande. Gentile. Qualche raggio di sole mattutino lo accarezza.  “Non sembra nemmeno acqua quella, vista da qui” penso immediatamente. E i sub senior, sorridono: gli occhi grandi, aperti e felici. Il mare è una tavola! È come appena sveglio, e sonnecchia. L’esame sarà perfetto e nessuno verrà scaraventato come una vongola di qua e di là. Il mio compagno mi guarda e tutti quasi ad averla preparata prima esclamano “mai visto un mare così calmo a dicembre”. “visto che il meteo aveva ragione?” si sovrappone una voce dal fondo del bus.

Ci siamo. L’adrenalina monta. Il mio fisico si attiva in modalità “stai per fare qualcosa di cui hai completo terrore”. Gola secca. Occhi secchi. Pelle secca. Mani gelide.

In pochissimo tempo, quasi senza che io riesca a ricordare quanto, ci ritroviamo al diving. C’è via vai, tutti si muovono felici nell’armeggiare con i propri borsoni, le pinne, le cinture. All’ingresso la distesa di bombole: ordinate, dai colori tenui. Io mi aggiro con una strana tranquillità. Con lo sguardo cerco sempre il mio compagno che intanto cerca di rendermi l’avventura meno faticosa, trasportando qualche peso al posto mio. Sì lo so, questa cosa non mi fa onore, ma sentendomi coccolata, non ci penso due volte e lo lascio fare. Mi cambio. Mi bardo come dovessi andare sulla luna. Strati, magliette, cappucci, cerniere. In pochi minuti passo dall’essere aggraziata e pettinata all’essere una specie di fagotto pronto ad andare nello spazio. Io che fino a due giorni prima temevo di buttarmi all’indietro anche in piscina. Io che alle piastrelle della piscina avevo dato un nome, una per una. Ferme, lisce, rassicuranti.

Pochi metri con la bombola in spalla e salgo sul gommone. Il mio cervello non ha più tempo per le paranoie.

“Sono su un gommone” penso solamente. Con gente che di mare ne ha visto tanto, ne ha vissuto tanto. Io sono lì, nel mio angolino. Quasi a dire: se mi faccio ancora più piccola, forse nessuno mi vedrà più.

Poi il gommone parte, saltella nel tragitto verso la meta dell’immersione. Io sono completamente su di giri: Il paesaggio è diverso da quando si va al mare per starne fuori o solo per farci un bagnetto. Le rocce, il cielo limpido, l’aria fresca che taglia il viso nell’andatura da giostra del nostro mezzo di trasporto. La mano rigida stringe la corda nella convinzione di poter volare fuori dal gommone da un momento all’altro. L’odore di mare, dappertutto.

Comincio a sentirmi felice, emozionata. Le gambe mi tremano ma, stranamente, non vedo l’ora di provare a vedere com’è, lì sotto. Poi, improvvisamente, il gommone rallenta e si ferma. Ci siamo.. due parole del nostro istruttore, indossiamo i gav. Mi fermo. Guardo il cielo. Faccio un respiro profondo. Me la sto facendo addosso.

Mano sulla maschera e sull’erogatore e via, all’indietro.

Le bolle dappertutto, l’acqua gelida e salata che bagna il volto e, appena il tempo di ricapovolgermi per tornare a testa in su, piccoli rivoli di mare che penetrano nella muta  e si scaldano quasi subito. L’acqua nelle orecchie. Ora siamo lì, galleggiamo tutti vicini. Il mare è calmissimo, ma non è come in piscina! Due parole al volo da parte di Luigi, l’istruttore. Parla in mezzo al mare, questa cosa è davvero da film; urla un po’, perché non ci si sente benissimo, perché si è all’aperto, perché tutti abbiamo il cappuccio e non si sente davvero nulla con indosso il cappuccio. Pochi secondi ancora e saremo giù. “Ragazzi allora, scendiamo piano adesso.. Mi raccomando, compensate  subito.. E compensate anche la maschera.. Ci appoggiamo sopra il masso qui sotto e poi facciamo un giretto..  Non fatevi distrarre troppo da quello che vedete, ok? Guardate sempre il compagno e .. giù dai!”

Io un’emozione così, nella mia vita non l’avevo ancora provata. Il rumore del gav che si sgonfia, tutti che scendono.. e io?? Ho dimenticato due pesi! Non scenderò mai così … Ma in un secondo arriva il mio compagno e mi infila due pesi nel gav, con un po’ di fatica perché l’acqua del mare non sta mica lì ferma ad aspettare che tu ti vesta. Dopo qualche minuto siamo tutti giù. Io non capisco più nulla dalla meraviglia. Non ho paura, non sono agitata.. Tutto è limpido, luminoso, sembra di essere in un documentario. Non racconto di flora e fauna incredibili, perché si vede solo qualche pescetto e qualche piantina. Ma la meraviglia assoluta, la sensazione di essere in un posto tutt’altro che ostile.. quello sì, lo posso raccontare. Mi guardo intorno e vedo delle sagome affascinanti. Rocce ricoperte da vegetazione che si muove al nostro passaggio, come fosse fatta di gelatina … non c’è posto per rapidità e nervosismo in mare. Anche noi, tendiamo a essere delicati, leggeri. Ci si muove con calma e rispetto.. mi hanno insegnato così al corso. Tutti sembrano ospiti rispettosi di una dimensione diversa. Le bocche tacciono; sento il mio respiro, mi sembra calmo. Mi sento calma.

Cominciamo una passeggiata alla profondità dei metri consentiti a noi novizi, poco per chi ha visitato gli abissi e le profondità mondiali, ma io mi sento così bene, così paradossalmente tranquilla. Tutto è semplicemente armonioso, bello, bello da mozzare il fiato.. Proseguiamo nella nostra passeggiata tra le rocce di questo angolino di mar ligure, raggiungiamo una zona dove possiamo fare gli esercizi previsti dall’esame.. Ogni tanto guardo la mia compagna di quattordici anni, molto più brava di me, già “esperta” grazie al suo brevetto delfino, ma la guardo, perché in mare si viaggia in coppia.. e voglio capire se anche lei sente quello che sento io, tranquillità e calma. Lei mi indica qualche forma di vita: un riccio, uno spirografo, qualche pesce a strisce bianche e nere.. la luce che filtra da lassù … non esiste effetto speciale artificiale al mondo che possa riprodurre una condizione simile. Non esiste, ne sono certa.

Proseguiamo il nostro percorso, mi sento sempre tranquilla. Sbircio gli altri compagni di corso, ricordando i primi giorni in piscina insieme, quando tutto era nuovo, strano e misterioso. E adesso stanno provando quello che sto provando io.  Percepisco di provare profonda stima e rispetto nei confronti del mio istruttore e agli altri subacquei senior, perché mi hanno insegnato una cosa nuova, una cosa che prima non sapevo fare e ora so fare, con la fragilissima autonomia di un bambino di due mesi, con miliardi di cose da imparare.. ma, diamine, sono io, e sono qui, in mare!

Il mare, blu, luminoso. Sincero. Che non ti racconta di essere tranquillo se non lo è. Che mi ha permesso di vivere la prima immersione in modo così accomodante e gentile. Che non mi ha spaventata donandomi, invece, inaspettatamente,  trentadue minuti che non dimenticherò mai, incredibili. L’acqua che apre le porte ad una dimensione fatta di altre regole, di altre leggi.

Riemergiamo e saliamo sul gommone, pronti per sostituire le bombole ed una nuova immersione. Sorrisi grandi così. Abbracciamo il nostro istruttore, che ha visto tantissimo e che ha alle spalle migliaia di immersioni.. ma io lo vedo che è emozionato. Un bacio al mio compagno, che mi ha scortato per tutto il tempo. Felicità tra noi Open.. ci sentiamo invincibili. Ci sentiamo nuovi. Mi sento più grande, più felice. Sapere che ci sono delle corde di emozioni nuove che ancora si possono destare è qualcosa di rassicurante. “E questa avventura ne è la prova” penso, mentre alzo la mano per confermare la mia adesione anche alla seconda immersione della giornata.

Lo stupore, signori, è una sensazione semplicemente meravigliosa.

 

Esperienza resa possibile grazie alla partecipazione di: DIVING PUNTA MESCO (LEVANTO) - CLUB SUB AMICI DEL MARE (VIMERCATE - MB)



In poche parole

I'm a Scuba Diver nasce dalla passione per lo sport subacqueo, da principio con un gruppo di amici, poi con la pubblicazione di una pagina facebook, e ora cerchiamo di coordinarci per organizzare uscite subacquee, regalare foto ed emozioni con i nostri racconti.