CERCO SUBACQUEI
20062 Cassano d'Adda (Mi) info@imascubadiver.com
   
by Kitiara
il 18/07/2014
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Succede tutte le volte che devo risalire su una barca. Tutte le volte che vedo il tragitto di circa cinque metri che andrà percorso per raggiungere il gommone. Con l’attrezzatura in spalla a mo’ di Zaino Seven anni 90. Con dentro, però, circa 40 dizionari di latino.  Con la muta addosso. La torcia. I pesi. Magari i guanti. Le pinne.

E mentre percorro quei pochissimi metri che in quel momento mi paiono infiniti, mentre cerco di non perdere l’equilibrio, mi chiedo perché.

Quando risalgo dall’immersione e mi rendo conto di avere la maschera piena di sostanze varie e spiaccicate sulle guance; perché al corso mi hanno insegnato a svuotarla bene bene, soffiando dal naso. Anche lì mi chiedo perché.

Quando a fatica risalgo sul gommone, tento invano di ricompormi. Mi aggiro per due ore con l’impronta del cappuccio intorno al viso, con gli occhi irritati dalle lenti a contatto appiccicate alla cornea e tracce impercettibili di matita, e mi chiedo perché.

Quando goffamente tento di levare il sottomuta, c’è un momento in cui vorrei rinunciare. Non lottare contro quei tessuti così resistenti, così decisamente poco malleabili. Più volte sono rimasta incastrata. Braccia fuori dal sottomuta e testa dentro al cappuccio. Con la voglia di prendere una forbiciona da giardiniere e tagliare e strappare tutto in fretta, purchè quel caldo maledetto finisca, purchè possa tornare a respirare, ad indossare un vestitino in cotone, grossi occhiali da sole alla jacqueline Kennedy e balsamo rigenerante per capelli.

Quando vorrei fare una doccia come si deve, ma non sempre si può e mi ritrovo ad invidiare i gav risciacquati nei grossi catini pieni di acqua all’esterno dei diving, mi chiedo perché.

Quando lo smalto semipermanente non regge al montaggio e smontaggio dell’attrezzatura. Quando tutti dicono facciamo uno spuntino e tagliano un salame con fette spesse due centimetri e mezzo accompagnato da limoncello a metà mattina, ed io vorrei della frutta.
Mi chiedo perché tutte le volte. E tutte le volte mi rispondo che ne vale la pena. Sempre. Perchè è bello fare qualcosa senza le futili costrizioni a cui siamo abituate così spesso. Il vestito giusto, il trucco giusto, la scarpa adatta, il capello perfetto. Tutto sotto controllo e nulla fuori posto.

C’è una sensazione di liberazione e di sollievo fortissima; di un nuovo equilibrio con noi stesse. Rigenerante, se paragonato alla quotidianità così perennemente esigente.

“Chissenefrega” del capello scomposto. La subacquea, oltre allo spettacolo sotto la superficie, ci apre le porte della libertà.

Immersione alla Gallinara, 15 luglio 2014 – da centro subacqueo idea blu

 



In poche parole

I'm a Scuba Diver nasce dalla passione per lo sport subacqueo, da principio con un gruppo di amici, poi con la pubblicazione di una pagina facebook, e ora cerchiamo di coordinarci per organizzare uscite subacquee, regalare foto ed emozioni con i nostri racconti.