CERCO SUBACQUEI
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by I'm a Scuba Diver
il 16/10/2014
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La bellezza dei paesaggi della Toscana non ha certo bisogno di presentazioni, tanto è rinomata ed apprezzata in tutto il mondo, ma sono solamente pochi quelli che possono dire di conoscere i segreti celati nel sottosuolo di quella parte della regione chiamata Alpi Apuane, una catena montuoso a ridosso del mare Tirreno, caratterizzata dal quell’aspetto frastagliato delle creste che ne giustifica il nome di “Alpi”, data la somiglianza con il paesaggio dolomitico, e dalle celebri cave di marmo, che ne hanno modificato per sempre il profilo, con i profondi tagli e gli enormi cumuli di detriti marmorei di un biancore quasi niveo. È proprio nel cuore di queste montagne che sono racchiusi i più estesi e profondi abissi d’Italia. Un intricato e immenso mondo sotterraneo, che nasconde meravigliosi paesaggi di pietra ma anche sfide esplorative di altissimo livello.

Ma qual è la ragione di una tale concentrazione di grotte proprio in questa zona? Le Alpi Apuane costituiscono, geologicamente e morfologicamente, un sistema montano assolutamente distinto dall'Appenino, ed emerso in epoca assai più antica ed è proprio per questo motivo che i fenomeni carsici che hanno caratterizzato queste montagne hanno fatto sì che si formassero al loro interno numerosi complessi carsici che superano anche la profondità di 1000 metri.

La speleologia in questa regione è fortemente sviluppata e numerosi sono i gruppi e le associazioni che praticano, a diversi livelli, questa disciplina. Scoprire nuovi territori ipogei e descrivere la geografia del sottosuolo è primariamente la missione della speleologia esplorativa. A questo proposito recentemente un gruppo speleologico toscano , gli Speleo Mannari, è venuto alla ribalta della scena speleologica per le sue esplorazioni a grandi profondità ed in particolare superando in immersione i sifoni terminali che spesso sanciscono il punto più profondo di queste cavità.

Gli Speleo Mannari, il cui nome è stato ispirato dai contatti, senza conseguenze, con i lupi che popolano le zone boschive delle Apuane, sono un gruppo eterogeneo di speleologi, in cui ciascuno ha delle proprie competenze specifiche. In particolare alcuni di loro praticano la speleo-subacquea, una disciplina che racchiude in sé sia la tecnica propriamente speleologica di progressione su corda, sia la preparazione e l’equipaggiamento necessario ad affrontare un’immersione in collettori o sifoni terminali. Gli speleosub, sono in Italia talmente pochi tali da non raggiungere il numero delle dita di una mano.

L’italiano Luca Pedrali è uno di questi. Esperto speleo sub di fama europea, si è recentemente distinto per aver partecipato a diverse immersioni in sifoni, accompagnato spesso da sua moglie Nadia Bocchi anch’essa speleo sub.

Spesso questi sifoni sono una barriera liquida che pongono un ostacolo all’esplorazione speleologica e spesso nascondono altri ambienti della grotta che non potrebbero essere esplorati senza ricorrere agli speleosub. In alcuni casi sono i sifoni a fare da anello di congiunzione tra due grotte con diversi ingressi che si ritrovano appunto ad essere giunte solo in profondità proprio nel loro sifone terminale. Uno di questi micidiali sifoni, che è in attesa di essere esplorato è il sifone che è situato sul fondo della più profonda grotta d’Italia; L’abisso Roversi che misura -1350 metri di profondità, ed il cui ingresso si apre appunto in un area delle Alpi Apuane chiamata Monte Tambura.

A tentare l’impresa sarà proprio il gruppo toscano degli Speleo Mannari che con lo speleo sub Luca Pedrali si sta preparando per questa missione ed ha già fatto diverse ricognizioni in questa grotta per preparare la discesa sia delle persone che del materiale, attrezzando dei campi per una permanenza di almeno tre giorni in tale cavità.

Benché l’immersione a queste profondità costituisca, senza volerlo un record nazionale per chi lo tenterà, rappresentando l’immersione nella grotta più profonda d’Italia, lo scopo principale è, e rimane, quello esplorativo. Non l’impresa fine a stessa, quindi, ma la volontà di esplorare mondi finora sconosciuti, spingendosi dove finora mai nessuno è arrivato.

I rischi che si corrono sono molti, il primo riguarda le condizioni ambientali delle grotte nelle Apuane, esse sono fredde e umide e risentono molto velocemente delle precipitazioni metereologiche che avvengono all’esterno creando nella grotta delle improvvise cascate d’acqua e conseguenti allagamenti dei meandri, mettendo spesso in serio pericolo gli speleologi che si trovano già al loro interno. Il raggiungimento del fondo dell’Abisso Roversi è già di per sé un’impresa notevole, dovendo superare più di 1000 metri di dislivello percorrendo meandri, strettoie e pozzi verticali, spesso intralciati dall’acqua, ma per gli esploratori del sifone ai rischi connessi all’ambiente grotta si sommano i rischi propri dell’immersione, in un mix che può rivelarsi letale. La temperatura dell’acqua si aggira intorno ai 7° gradi centigradi ed una volta immersi nel sifone ci si ritrova in ambienti morfologicamente simili a quelli fuori dall’acqua, con rocce e strettoie, dove è necessario spingersi con forza tra le laminatoi e fessure per far passare bombole ed attrezzatura. Non sempre la visibilità è buona e il sottile file della sagola è la sola guida che permette di tornare indietro. Il buio domina l’ambiente ed il tempo è la variabile fondamentale che può determinare l’esito di un’esplorazione, non sono ammessi ritardi ed esitazioni e se qualcosa va storto non si può “aspettare” il soccorso.

Nel caso specifico dell’immersione al sifone dell’abisso Roversi, il rischio verrà accuratamente valutato con una serie di immersioni ricognitive prima di tentarne il superamento. La pratica della speleo subacquea è una delle discipline più pericolose al mondo proprio per l’impossibilità di ricevere soccorsi, ed è per questo che nulla deve essere lasciato al caso. Una preparazione accurata che non tralasci nessun aspetto è la strategia messa in pratica dagli Speleomannari e dalla coppia Luca Pedrali-Nadia Bocchi per il successo di questa impresa.

 

Augusto Rossi

Simona Menegon



In poche parole

I'm a Scuba Diver nasce dalla passione per lo sport subacqueo, da principio con un gruppo di amici, poi con la pubblicazione di una pagina facebook, e ora cerchiamo di coordinarci per organizzare uscite subacquee, regalare foto ed emozioni con i nostri racconti.