CERCO SUBACQUEI
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by aledario
il 26/02/2015
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Ormai quasi ci siamo... ancora poche serate di piscina al giovedì sera, e un'ultima uscita al mare a Portofino a fine mese... poi Dario, mio figlio maggiore di 25 anni con la Sindrome di Down ed io (rigorosamente nell'ordine, per impegno e risultati!), avremo i nostri rispettivi brevetti da subacquei in erba. Ormai sono ben più di sei mesi che lavoriamo duramente in piscina e già otto sono state le immersioni al mare, tra novembre in Liguria e lo scorso ponte del 25 aprile all'isola d'Elba. Per ottenere il brevetto ci mancano solo pochi esercizi da perfezionare, e l'immersione "profonda", al massimo della profondità prevista dai rispettivi limiti. E Giovedì perciò abbiamo in rapida successione perfezionato il "tuffo dalla barca" con il cosiddetto "passo del gigante", in piedi, tuffandosi in verticale dopo aver fatto dal bordo piscina un passo nel vuoto... facilissimo a dirsi, un po' meno a farsi con tutta l'attrezzatura sulle spalle... e poi tutto ciò che ha a che fare con le emergenze in acqua (esaurimento improvviso della bombola, risalita di emergenza e svuotamento maschera allagata).

Mentre nuoto al fianco di mio figlio nell'incredibilmente rumoroso fondo della piscina (in acqua i suoni si amplificano, contrariamente a quanto uno istintivamente sarebbe portato a credere... perchè l'acqua conduce meglio il suono rispetto all'aria), non posso fare a meno di pensare che anche se il "sistema di coppia" ci obbliga a restare vicini ed a controllarci a vicenda in continuazione... lui ormai è altro da me, e conduce una vita che raramente ormai ha dei punti di contatto reali. La simbiosi che una volta ci univa è ormai solo un ricordo. Questo non vuol dire che il suo livello di autonomia attuale gli consenta di vivere una vita completamente indipendente, ma di certo significa che il suo desiderio di autodeterminazione orienta ogni sua singola scelta in questa direzione, in maniera opportuna e a volte anche inopportuna. Ma questa è la vita... questo è il "taglio del filo" dell'aquilone che si stacca dalle mani del pilota... "per volare via, libero e solo come è giusto che sia"...
Il richiamo dell'istruttore mi riporta ai nostri "doveri" di studenti... Dario deve ora simulare l'esaurimento della propria bombola (evento quasi impossibile, visto che ogni pochi minuti siamo stati istruiti a controllare la pressione dell'aria tramite il manometro che ognuno di noi ha... ma emergenza che è comunque indispensabile sapere come fronteggiare, se non si vuole trasformare un meraviglioso divertimento in una possibile tragedia). Ci fermiamo sul fondo della piscina, Dario mi fa il segno standard di "esaurimento aria" (avete presente il gesto del "ti uccido"... mano tesa a tagliare orizzontalmente all'altezza della carotide? Ecco quello! ), poi abbandona il suo erogatore, emettendo un sottile e continuo filo di bollicine, per impedire all'aria contenuta dei polmoni di danneggiarli in caso di risalita veloce ed espansione improvvisa per diminuzione della pressione); contemporaneamente prende dal mio jacket la "fonte d'aria alternativa", un secondo erogatore di emergenza che ognuno ha attaccato alla propria bombola per sicurezza, in casi come questi, o più semplicemente di guasto del proprio erogatore... soffia forte per spurgarlo dell'acqua che lo riempie, poi comincia a respirare... "normalmente". Ci facciamo un segno di ok a vicenda... poi iniziamo la risalita.
In piscina non si può "risalire" (tre metri sono troppo pochi), ed allora si deve nuotare in orizzontale per almeno 15 metri. Per farlo Dario si mette spalla a spalla con me, alla mia destra, ed io lo prendo sottobraccio e gli stringo il polso sinistro con la mano destra. Dobbiamo essere uniti per nuotare insieme, pena la perdita dell'erogatore dalla bocca di uno dei due... con tutto ciò che ne può derivare. E l'erogatore è lungo solo poche decine di cm. Una volta pronti partiamo...
Cinque metri... dieci, quindici... ed intanto mi ritrovo a pensare che ancora per una volta almeno... sono legato a mio figlio da un destino comune, che il mio cammino è legato al suo e viceversa... che respiriamo la stessa aria dalla stessa bombola... e che la nostra "salvezza" dipende dalla disciplina e dalla tranquillità del nostro "compagno". Ed è una bella sensazione...
Una sensazione che inconsciamente decido di prolungare, per rivivere ciò che in passato è sicuramente stata un'esperienza intensa e totalizzante... per provare ad illudermi che questo cammino continuerà, anche se con modalità e tempi diversi... nel rispetto dell'individualità di mio figlio, e con i limiti della mia età che sicuramente non tarderanno ad imporre i propri ritmi...
E così i metri diventano venti, trenta, cinquanta... come se insieme stessimo risalendo dal più profondo degli abissi, verso la comune salvezza... verso quella luce così lontana eppure forse raggiungibile, dai... ancora una pinnata, un'altra, un'altra ancora... in perfetta sintonia, al tempo, con armonia... nè troppo veloce nè troppo piano... insieme. 
Dura un'eternità questa "finta" risalita... fino a quando l'istruttore mi tira per una pinna e mi fa segno "basta, è ok!", e poi ci indica pizzicando i bordi superiori della sua maschera... che ora dobbiamo simulare l'allagamento della maschera, per poi svuotarla soffiando col naso l'aria al suo interno.
Mi volto verso Dario, e con uno sguardo liquido lo vedo che già sta eseguendo il suo esercizio, come sempre impeccabile... 
"Ora tu" mi dice l'istruttore indicando la maschera... che senza bisogno di essere "pizzicata" per fare entrare l'acqua clorata della piscina, è già quasi allagata di un altro liquido trasparente... e salato...



In poche parole

I'm a Scuba Diver nasce dalla passione per lo sport subacqueo, da principio con un gruppo di amici, poi con la pubblicazione di una pagina facebook, e ora cerchiamo di coordinarci per organizzare uscite subacquee, regalare foto ed emozioni con i nostri racconti.