CERCO SUBACQUEI
20062 Cassano d'Adda (Mi) info@imascubadiver.com
   
by DeepR
il 21/02/2018
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Lago di Lavarone, 1079 metri s.l.m. luogo di passeggiate di Sigmund Freud. Alla ricerca della propria introspezione? No, semplicemente alla ricerca di un lago ghiacciato dove potersi immergere.
Anche quest’anno, grazie all’Opes, Polizia e Carabinieri è stata organizzata la consueta Under-Ice, dove poter sperimentare la famosa immersione sotto i ghiacci. La meta è la stessa dell’anno scorso. Qui trovate l’articolo che ho scritto dell’esperienza passata.
Si tratta di un’immersione in altitudine, svolta sotto una superficie ghiacciata, condizioni che richiedono un addestramento adeguato, teorico e pratico, e sopratutto linee guide che vengono definite dagli organizzatori il giorno precedente all’evento.

Ma partiamo subito con l’immersione, tralasciando le fantastiche discese fatte la sera prima (potete godervi un breve spezzone a fine video, il link è in fondo all’articolo).
La vestizione è sempre abbastanza caotica, come in ogni immersione. Si sà che i subacquei sono disordinati e tendono ad occupare la maggior superficie quadrata con la loro attrezzatura, figuriamoci quando riunisci un centinaio di persone attrezzate di tutto punto. La temperatura era di -2°C all’esterno, e l’unico luogo per cambiarsi era una tenda riscaldata con qualche panca. Vi lascio immaginare la caterva di cassoni e borse che c’erano al suo interno, motivo per cui mi sono preso un piccolo angolo per il mio cassone e ho optato per una diversa location dove indossare la mia calda, si fa per dire, muta stagna. Vi starete chiedendo, sì, ma dove? In auto, la quale era bellamente incastrata in un cumulo di neve fresca. L’arrivo sul buco per l’immersione è stato abbastanza semplice: camminando in 20cm di neve fresca cercando di non capitolare per terra.
Indossare il gruppo ARA è molto semplice, come a bordo piscina, solo che le gambe sono immerse in un lago con l’acqua a 6°C, e siete letteralmente appoggiati su di una lastra di ghiaccio, spesso 40cm, ma comunque capace di surgelarvi per bene il vostro fondoschiena. Prima di indossare il gav un sommozzatore delle Forze dell’Ordine vi lega una cima sotto le ascelle (che prende il nome di braga, come avveniva anche per i palombari), a modi salame ma che consente di non perdervi mentre esplorate le profondità (6m di fondo) di un lago alpino. Si, come quando portare fuori il cane, solo con un guinzaglio da 15 metri saldamente ancorato alla superficie e gestito da una persona addestrata.

Bene, vestito di tutto punto con la mia bella attrezzatura indosso il mio granfacciale (se non sapete cosa sia o volete approfondire l’argomento qui trovate un’esauriente spiegazione) e mi getto di prepotenza nelle fredde acque alpine, in attesa che il mio compagno faccia lo stesso. Ecco, nel momento esatto che Davide (il mio compagno di immersioni) tocca l’acqua il suo Poseidon decide che ormai la terra è cosa vecchia, andando così in continuo e decollando letteralmente fuori dalla sua bocca verso il cielo azzurro sopra le nostre teste. Causa di questo decollo secondo solo a quelli di Huston? Il freddo che ha congelato l’erogatore mandandolo in continuo. Ma niente paura, un esperto team di subacquei, in stile pit-stop da Formula Uno, cambia al volo il suo gruppo, fornendogliene uno nuovo. Ma la situazione non migliora, infatti il secondo Poseidon, reduce dal fallito decollo del suo compagno, decide di spiccare anche lui il volo, mandando persino il gav in continuo. Stremato da questa ennesima disavventura il team decide di cambiare al volo un erogatore, collegando dei Nixe (freschi freschi di negozio), lasciando il povero Davide in acqua ad aspettare che finissero il pit-stop. Fortunatamente i Nixe funziona correttamente, permettendo così a Davide e me di comunicare la nostra discesa. Giusto, io dov’ero in tutto ciò? Bhe, ero nel bel mezzo di un processo di congelamento, dato che ho aspettato tutto questo tempo (circa 15min) nell’acqua, mentre il ghiaccio si formava velocemente intorno a me. 

Iniziata la discesa ci dirigiamo verso il fondo, accorgendoci di averlo raggiunto solo dopo esserci schiantati su di esso, a causa della scarsa visibilità. Decidiamo allora di risalire per osservare i giochi di luce che si formano sotto lo strato di ghiaccio.
Nel frattempo i sommozzatori di superficie ci chiedono se fosse tutto ok tirando la cima a cui siamo legati e mandando in pappa il nostro cervello, che tra mille cose da fare non ricordava a quanti strattoni corrispondeva l’ok.
Dopo circa 10 minuti ci dirigiamo verso l’uscita, la stessa da cui siamo entrati, seguendo la cima a cui siamo saldamente legati, riemergendo circondati da molti subacquei e curiosi che pensavano di farsi una normale passeggiata a bordo lago.

Una volta usciti e aver ripreso la sensibilità nelle mani, mi sono fiondato verso la tenda riscaldata, che per fortuna si era svuotata (ero infatti uno degli ultimi ad immergermi) e sono sgusciato fuori dalla mia muta, con la quale mi sono lanciato nella neve fresca (quanto amo la stagna); ho smontato il gruppo e ho caricato tutto in macchina, preoccupandomi di sistemare l’attrezzatura una volta giunto a casa. Non sto nemmeno a dirvi che appena ho aperto la porta di casa mi sono fiondato nel letto per un bel pisolino ristoratore.

Come avevo già scritto nel precedente articolo si tratta di un’esperienza per vedere se un subacqueo è veramente in grado di affrontare con lucidità situazioni estreme come queste.
Ci sono molti fattori limitanti in un’immersione di questo genere: in primis il freddo, sia fuori che dentro l’acqua, la cima che ci tiene costantemente in contatto con la superficie, che comunque impedisce leggermente i movimenti e occupa una mano. Ma la cosa che credo metta più suggestione è il pensiero di non poter risalire in qualsiasi momento, ma dover tornare al punto di entrata. Si, la paura di allagare la stagna irrigidisce un sacco, ma potete sempre farla in umida come alcun coraggiosi, loro sono i veri eroi del ghiaccio.
Si tratta però di una situazione controllata, dove la sicurezza viene messa al primo posto, grazie ad un seminario che si svolge il giorno precedente, ma soprattutto grazie alla presenza dei sommozzatori addestrati di Polizia e Carabinieri, pronti ad intervenire entro qualche minuto in caso di necessità.
Questa sicurezza permette di concentrarsi su se stessi e superare eventuali problemi o blocchi mentali. Devo essere sincero, appena sceso ho avuto un momento di panico, causa il freddo e la poca visibilità, ma subito mi sono fermato, ho respirato e grazie al mio addestramento sono riuscito a calmarmi e finire la mia immersione in pieno comfort.

Volendo fare un paragone con l’anno scorso devo dire che quest’anno ho apprezzato maggiormente l’immersione in se, osservando molto bene il ghiaccio da sotto la superficie e cercando di godere di ogni respiro di aria compressa.

Per non farsi mancare nulla mi sono accorto, una volta arrivato sul buco, che la mia Gopro non ne voleva sapere di accendersi. Dopo aver tirato qualche madonna e scaldato leggermente la batteria ho fatto l’amara scoperta: il freddo aveva dimezzato la carica della batteria. Fortuna vuole che sono riuscito comunque a riprendere quasi tutto. Quanto amo la montagna (sì, sono ironico).

Vi lascio un breve video che ho realizzato, sperando di trasmettervi quello che ho vissuto. Il tutto è stato girato con la mia fedele GoPro: https://www.youtube.com/watch?v=32oxEKpPK_0  

Riccardo M. Marchi
Istruttore SSI

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In poche parole

I'm a Scuba Diver nasce dalla passione per lo sport subacqueo, da principio con un gruppo di amici, poi con la pubblicazione di una pagina facebook, e ora cerchiamo di coordinarci per organizzare uscite subacquee, regalare foto ed emozioni con i nostri racconti.